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Le informazioni utili sulle protesi peniene: quando sono davvero necessarie?

L’intervento necessario per il posizionamento di protesi peniene in genere non è molto invasivo. Tuttavia prima di procedere è necessario essere consci delle conseguenze che ci potranno essere e delle eventuali complicazioni con cui si potrebbe avere a che fare. Serve, insomma, una certa cognizione di causa. A risolvere tutti i dubbi è il dottor Andrea Cocci, specialista del settore.

Dottor Cocci, in quali casi le protesi peniene sono davvero necessarie?

Degli impianti protesici c’è bisogno in tutti i casi di disfunzione erettile per i quali il ricorso ad altre terapie, sia di carattere chirurgico che di natura farmacologica, non ha garantito i risultati auspicati. Le protesi sono necessarie anche quando sono controindicate le normali terapie a disposizione oppure esse possono causare effetti collaterali anche molto gravi. Ebbene, in circostanze del genere le protesi peniene costituiscono la migliore soluzione chirurgica attraverso la quale si possono risolvere in maniera definitiva i problemi che sono correlati alle disfunzioni erettili.

Quando sarebbe il caso di intervenire?

Si parte dal presupposto che è possibile impianto su tutti i pazienti che soffrono di una disfunzione erettile organica. Un problema di questo tipo, secondo gli studi e l’esperienza, non può essere risolto da solo con il passare del tempo: per rimediare c’è bisogno di un intervento chirurgico ben preciso. Aspettare non ha senso, e in molti casi la decisione di temporeggiare è figlia sola della scarsa conoscenza della materia e della poca fiducia che si ha nei confronti della terapia chirurgica. Tuttavia, temporeggiare è sbagliato perché ne possono derivare complicazioni anche gravi: la poca ossigenazione dei corpi cavernosi, per esempio, può causare un graduale accorciamento del pene, con effetti irreversibili.

Quali sono le tipologie di impianto fra cui è possibile scegliere?

Sono molteplici le soluzioni a disposizione: l’impianto soffice, l’idraulica bicomponente, l’idraulica tricomponente e la rigidità differenziata. Ognuna di queste opzioni si caratterizza per pro e contro che è importante valutare con la massima attenzione. In ogni caso la protesi va scelta solo se c’è unanimità di pareri fra il paziente e il medico urologo: quest’ultimo ha il compito di mostrare al paziente il percorso migliore da seguire, e il paziente a propria volta deve essere conscio della soluzione per cui ha deciso di optare. Gli aspetti che devono essere presi in considerazione per la scelta della protesi peniena che deve essere impiantata sono diversi: il livello di severità della disfunzione erettile, le aspettative del paziente e la sua età.

Ci sono anche altre variabili che entrano in gioco?

Sì: per esempio le condizioni complessive del paziente, tenendo conto anche di eventuali patologie associate: una neoplasia, per esempio, o l’ipertensione, ma anche il diabete. Il medico, inoltre, deve tenere conto delle caratteristiche anatomiche del pene, della sua conformazione e delle malformazioni che sono eventualmente associate. Infine, bisogna verificare se il paziente è in grado di attivare la protesi e di usarla. Sulla base di tutti questi aspetti si può selezionare la protesi migliore per trovare una soluzione alla disfunzione erettile.

Come avviene l’impianto delle protesi peniene?

Le metodologie a cui si può fare riferimento sono tre: con accesso subcoronale e conseguente degloving del pene; con accesso infrapubico e invasività minima; con l’impiego del divaricatore di Scott e un minimo accesso peno-scrotale. Spetta al singolo urologo chirurgo individuare il sistema da utilizzare. Lo scopo è quello di trovare il metodo che è più facile da mettere in atto, risulta poco invasivo e al tempo stesso assicura risultati ottimali. L’aspetto del pene, dopo l’intervento chirurgico, non patisce alcuna modifica. L’impianto viene collocato dentro i corpi cavernosi e non si può vedere a occhio nudo.

Il dottor Andrea Cocci: formazione e ambiti di intervento

Il dottor Andrea Cocci ha deciso di dedicare all’urologia la propria vita professionale, concentrandosi sulla chirurgia andrologica e ricostruttiva come fisiologica evoluzione degli studi universitari. Da sempre appassionato del processo terapeutico che conduce alla guarigione del paziente, il dottor Cocci si occupa fra l’altro di disfunzione erettile e disturbi prostatici: problemi che non coinvolgono solo il singolo ma anche la coppia.

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