Passeggiando tra le antiche strade di Bari Vecchia, potresti facilmente imbatterti in uno dei tesori più affascinanti della città : il Museo Archeologico di Santa Scolastica. Ospitato all’interno di un antico monastero benedettino, questo luogo offre un viaggio attraverso millenni di storia pugliese. Dai reperti preistorici ai mosaici bizantini, ogni sala racconta un capitolo diverso del passato. Continua a leggere scoprire questo scrigno di meraviglie, dove il tempo sembra fermarsi mentre la storia prende vita tra le mura silenziose del monastero.
Un monastero che racconta secoli di storia
La storia di questo luogo inizia nel Medioevo. Il complesso nacque come monastero benedettino, diventando rapidamente un importante centro religioso e culturale di Bari. Camminando tra le sue mura, puoi ancora percepire l’eco delle preghiere dei monaci che un tempo risuonavano nel chiostro silenzioso.
Le origini del convento sono avvolte nella leggenda – alcuni racconti ne attribuiscono la fondazione addirittura a Pipino il Breve nel 755 – ma la prima menzione documentata risale al 1102. In realtà , il monastero esisteva probabilmente già nel secolo precedente, quando l’unica struttura presente era la chiesa, i cui resti sono ancora visibili all’interno del bastione cinquecentesco.
Nel corso dei secoli, il monastero ha subito numerose trasformazioni. All’inizio del XII secolo, la badessa Guisanda Sebaste promosse importanti lavori di ampliamento, tra cui la costruzione di un lungo dormitorio porticato (oggi sede della sezione Archeologia di Bari) e di una nuova chiesa. Nel XIV secolo, sotto la guida di Romana Casamassima, furono apportate ulteriori modifiche, inclusa la costruzione del campanile.
Un capitolo significativo nella storia del complesso si aprì durante il regno di Bona Sforza, quando fu costruito l’imponente bastione difensivo che ancora oggi domina il lungomare. Questo intervento comportò il sacrificio di una delle chiese più antiche, risalente al X-XI secolo, i cui resti sono stati parzialmente riportati alla luce durante gli scavi.
Dopo secoli di splendore, il monastero conobbe un periodo di declino nel XIX secolo. Utilizzato per scopi diversi, tra cui un Ospizio di Mendicità , fu finalmente restaurato a partire dal 1971 e destinato a ospitare le collezioni archeologiche della Provincia di Bari.
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Le tre sezioni del Museo Archeologico di Santa Scolastica
Oggi il Museo Archeologico di Santa Scolastica si articola in tre sezioni principali, ognuna con la sua storia da raccontare:
Il monastero
Il cuore pulsante del museo è rappresentato dal monastero stesso, uno dei simboli tra le chiese di Bari vecchia, con i suoi ambienti suggestivi che hanno attraversato secoli di storia. Le sale espositive sono state allestite rispettando l’architettura originale, creando un dialogo armonioso tra i reperti e lo spazio che li ospita.
L’area archeologica di San Pietro
Adiacente al monastero, l’area archeologica di San Pietro ha rivelato preziose testimonianze storiche grazie agli scavi iniziati nel 1912 da Michele Gervasio e proseguiti nei decenni successivi. Le ricerche hanno portato alla luce stratificazioni archeologiche dalla Protostoria in poi, compreso un insediamento dell’età del Bronzo.
L’area ospitava la chiesa medievale di San Pietro Maggiore, una delle più grandi della città , successivamente trasformata e ampliata nei secoli. Nel Settecento, il complesso era tra i più rilevanti di Bari, ma eventi successivi ne segnarono il declino, fino alla demolizione nel 1969.
Il bastione
Il maestoso bastione di Santa Scolastica rappresenta la “porta a mare” del museo. La sua costruzione è legata alla figura di Bona Sforza, duchessa di Bari e regina di Polonia, che proseguì il progetto di rafforzamento delle mura cittadine dopo la morte della madre Isabella d’Aragona nel 1524.
All’interno del bastione sono stati scoperti i resti di una chiesa bizantina databile tra la fine del X e l’XI secolo. Gli scavi hanno rivelato un edificio lungo 16,50 metri e largo 10,40 metri, con tre navate che terminavano in tre absidi. Il raffinato pavimento in grandi tasselli calcarei disposti in motivi geometrici richiama le chiese bizantine della Bari capitale del Catapanato d’Italia.
Un tesoro di reperti che raccontano la Puglia antica
Le collezioni del museo offrono un affascinante viaggio nell’antichità pugliese. Tra i reperti più preziosi spiccano quelli appartenenti alle tribù dei Peucezi e degli Iapigi, popolazioni che abitavano la regione prima dell’arrivo dei Romani.
La Collezione Polese, una delle più importanti del museo, presenta ceramiche di straordinaria bellezza, strumenti di lavoro e oggetti rituali che raccontano la vita quotidiana e le pratiche religiose di queste antiche civiltà . Ogni reperto – dai vasi decorati alle monete, dalle statue votive agli utensili domestici, fino ai gioielli finemente lavorati – racconta una storia di abilità artigianale e tradizioni culturali.
Le esposizioni seguono un percorso cronologico che parte dalla Protostoria e arriva fino al Medioevo, permettendo ai visitatori di comprendere l’evoluzione delle civiltà pugliesi nel contesto più ampio del Mediterraneo. Ogni oggetto esposto non è solo una testimonianza artistica, ma una finestra aperta sulla vita di chi ha abitato queste terre migliaia di anni fa.
Il museo è aperto tutto l’anno, ma per un’esperienza ottimale ti consiglio di visitarlo in primavera o autunno, quando le temperature sono piacevoli e l’affluenza è generalmente minore. L’estate può essere un buon momento per trovare refrigerio dal caldo pugliese, immergendoti nella fresca atmosfera delle antiche sale.
Prima di partire, controlla gli orari aggiornati sul sito ufficiale o contatta direttamente il museo, poiché potrebbero variare in base alla stagione e alle festività . Inoltre, informati su eventuali mostre temporanee o eventi speciali che potrebbero arricchire la tua visita.
Come arrivare dalla stazione centrale
A piedi
Dall’uscita principale della stazione, attraversa Piazza Moro e imbocca Via Sparano. Percorrila fino in fondo, poi svolta a destra su Corso Vittorio Emanuele II e continua fino a Piazza del Ferrarese. Da qui, segui Via Venezia (nota come la strada della Muraglia) fino alla fine, e arriverai al museo in Largo Nino Lavermicocca.
In autobus
Prendi il bus 53 e scendi alla fermata Teatro Piccinni. Da qui, entra nel centro storico e segui le indicazioni per il museo.
In taxi
Il taxi è l’opzione più comoda e veloce; il tassista ti porterà direttamente in Largo Nino Lavermicocca.







