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Fare sport con le emorroidi: che cosa è bene ricordare

Il ciclismo può infiammare le emorroidi? Questo è uno dei tanti luoghi comuni che devono essere smentiti quando si parla di questo argomento, a volte fonte di imbarazzo ma in realtà molto più frequente di quel che si possa immaginare. Ebbene, il ciclismo non peggiora la situazione, anche se stare in sella può non essere gradevole. Ciò non toglie che esistano comunque delle attività sportive a cui è bene rinunciare: per esempio la corsa quando è molto intensa, ma anche il body building e il sollevamento pesi. Il canottaggio e il tennis, a loro volta, rischiano di rivelarsi controproducenti a causa dei notevoli sforzi che comportano.

Lo sport in presenza di emorroidi

In presenza di emorroidi, di certo fare sport non è deleterio (a patto di evitare le attività che abbiamo appena indicato): tuttavia questo non vuol dire che lo sport da solo permetta di guarire, perché non è così. Insomma, si tratta più che altro di una forma di prevenzione, anche perché permette di rendere il pavimento pelvico più forte, ma occorre uscire dal malinteso per il quale lo sport consente di curare le patologie emorroidarie. Semplicemente, l’attività fisica ha un effetto positivo per chi ha problemi di emorroidi in quanto favorisce la circolazione e migliora il tono muscolare, sempre che i muscoli non vengano irrigiditi e contratti.

Gli sport da privilegiare

Da questo punto di vista devono essere privilegiati gli sport aerobici che non appesantiscono il pavimento pelvico: tra gli altri, si possono menzionare il nordic walking, la camminata sportiva, la corsa leggera, il pilates, lo yoga, l’acquagym e il nuoto.

Che cosa fare se si soffre di emorroidi

Nel momento in cui ci si rende conto della presenza di sintomi che possono essere ricondotti alle emorroidi infiammate, è importante evitare il fai da te, perché nessuna cura casalinga può garantire i rimedi auspicati. È molto meglio, invece, mettersi in contatto con un proctologo, vale a dire uno specialista che potrà effettuare una diagnosi precisa da cui deriverà una terapia appropriata. E non è detto che si tratti di una soluzione chirurgica, per altro. In ogni caso al giorno d’oggi la via chirurgica comporta un gran numero di interventi minimamente invasivi: essi vengono stabiliti in funzione delle caratteristiche del paziente, il quale poi avrà la possibilità di ritrovare una qualità della vita migliore.

Il sanguinamento

Non è che al primo sanguinamento suoni subito un campanello di allarme: in giovane età, un paio di sanguinamenti nel giro di un anno non devono destare preoccupazione, e non richiedono alcun tipo di intervento o terapia. Il discorso è diverso se una situazione simile si presenta con una frequenza maggiore, e magari si ripete per diversi giorni di seguito: a quel punto non ci si può sottrarre a un controllo. Anche se non c’è dolore, è necessario farsi visitare.

I sintomi

Infatti per la patologia emorroidaria è proprio il sanguinamento, e non il dolore, il disturbo più importante. In genere si riscontra un sanguinamento nel corso della defecazione o in seguito, e il colore è rosso vivo. Quando la patologia è già avanzata, il sanguinamento può avvenire anche se si compiono degli sforzi o svolgendo attività fisica. Viceversa, se dopo la defecazione si avverte dolore ma non si sanguina è probabile che ci si ritrovi alle prese con una ragade anale. La patologia emorroidaria può dare vita anche a un prolasso emorroidario, che favorisce la sensazione di un ano non ben pulito, sudato e umido: succede perché le emorroidi tendono a fuoriuscire. Attenzione, infine, alle trombosi, con emorroidi dure e doloranti.

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